Protesi inversa di spalla: si può tornare a fare sport?

La protesi inversa di spalla è un intervento chirurgico sempre più utilizzato nel trattamento di alcune patologie complesse della spalla, in particolare quando la cuffia dei rotatori non è più in grado di garantire una buona funzione articolare.

Per molti pazienti l’intervento rappresenta la possibilità di recuperare movimento, autonomia e qualità di vita dopo mesi o anni di dolore e difficoltà nell’utilizzare il braccio.

Ma dopo l’intervento arriva una domanda molto importante:

“Potrò tornare a fare sport?”

La risposta è: dipende dallo sport e dalle caratteristiche della singola spalla.

Il ritorno all’attività fisica dopo una protesi inversa è possibile per molti pazienti, soprattutto per le attività che pongono richieste contenute sulla spalla.

Per gli sport che richiedono invece movimenti ripetuti sopra la testa, elevati carichi, gesti esplosivi o l’utilizzo intenso del braccio dominante, le aspettative devono essere più prudenti.

L’obiettivo della riabilitazione non è promettere che la spalla tornerà a fare tutto ciò che faceva prima dell’intervento.

L’obiettivo è capire quanto possiamo recuperare e costruire la migliore funzione possibile, in sicurezza e in relazione alle esigenze della persona.

Che cos’è una protesi inversa di spalla?

La protesi inversa, o reverse shoulder arthroplasty, è un tipo di protesi che modifica la normale biomeccanica dell’articolazione della spalla.

Nella spalla normale la testa dell’omero si articola con la glena della scapola.

Con la protesi inversa questa configurazione viene “invertita”:

  • una componente simile a una sfera viene fissata alla glena;
  • una componente concava viene posizionata sul lato omerale.

Questa configurazione modifica il centro di rotazione dell’articolazione e permette di affidare una parte importante del movimento al muscolo deltoide, riducendo la dipendenza dalla cuffia dei rotatori.

È proprio questo principio biomeccanico che rende la protesi inversa particolarmente utile in alcune condizioni nelle quali la cuffia dei rotatori è gravemente compromessa.

In quali casi viene utilizzata la protesi inversa?

La protesi inversa può essere indicata in diverse situazioni cliniche.

Tra le principali troviamo:

  • artropatia da cuffia dei rotatori;
  • lesioni massive e non riparabili della cuffia associate a perdita di funzione;
  • alcune fratture complesse dell’omero prossimale;
  • alcune revisioni di precedenti interventi di spalla;
  • altre condizioni selezionate nelle quali una protesi anatomica non garantirebbe un risultato soddisfacente.

La scelta della protesi dipende sempre dalle caratteristiche individuali del paziente.

Non tutte le protesi di spalla sono uguali e non tutte le spalle hanno le stesse necessità.

Dopo una protesi inversa la spalla torna “come prima”?

No, ed è importante essere chiari su questo punto.

L’obiettivo dell’intervento non è necessariamente riportare la spalla alla situazione anatomica precedente.

L’obiettivo è ottenere il miglior risultato funzionale possibile in relazione alla condizione di partenza.

Molti pazienti riescono a recuperare una buona capacità di utilizzare il braccio nella vita quotidiana, ma il risultato può essere influenzato da:

  • età;
  • condizione muscolare;
  • stato della cuffia dei rotatori;
  • tipo di intervento;
  • eventuali precedenti interventi chirurgici;
  • mobilità preoperatoria;
  • dolore;
  • caratteristiche individuali;
  • obiettivi funzionali.

Per questo è importante impostare aspettative realistiche già prima dell’intervento.

Come cambia la riabilitazione rispetto a una protesi anatomica?

La riabilitazione dopo una protesi inversa di spalla segue principi differenti rispetto a quella dopo una protesi anatomica.

Nella protesi inversa il funzionamento della spalla dipende maggiormente dal deltoide e dalla nuova biomeccanica articolare.

Questo non significa semplicemente “allenare il deltoide”.

La riabilitazione deve accompagnare progressivamente il paziente nel recupero di:

  • mobilità;
  • controllo scapolo-omerale;
  • forza;
  • coordinazione;
  • capacità di sostenere carichi;
  • autonomia nelle attività quotidiane.

Anche in questo caso il percorso deve essere progressivo e individualizzato.

Quando posso iniziare la fisioterapia?

Il momento in cui iniziare la fisioterapia e quali movimenti possono essere eseguiti nelle prime settimane vengono stabiliti dal chirurgo.

La riabilitazione viene generalmente impostata nelle prime settimane dopo l’intervento, ma la tempistica può variare in base alla tecnica chirurgica, alle condizioni dei tessuti e all’eventuale associazione con altre procedure.

Nelle prime fasi l’obiettivo principale è proteggere l’intervento e recuperare gradualmente il movimento consentito.

Non bisogna avere fretta di caricare la spalla.

La progressione del carico deve seguire la guarigione dei tessuti e le indicazioni del chirurgo.

Quanto dura la riabilitazione dopo una protesi inversa?

Il recupero dopo una protesi inversa richiede generalmente diversi mesi.

Le prime fasi sono orientate soprattutto al recupero della mobilità e della funzione di base.

Successivamente diventa possibile lavorare maggiormente su:

forza → resistenza → capacità di carico → attività specifiche → eventuale ritorno allo sport.

Il recupero può comunque continuare anche oltre i primi mesi.

Non tutti i pazienti raggiungono il proprio risultato finale nello stesso momento.

Il tempo trascorso dall’intervento è quindi soltanto uno degli elementi da considerare.

La progressione dovrebbe essere guidata soprattutto dalla capacità effettivamente recuperata dalla spalla.

Posso tornare a fare palestra dopo una protesi inversa?

In molti casi sì, è possibile tornare ad allenarsi, ma è importante distinguere il concetto di “tornare in palestra” dal tornare a eseguire qualsiasi esercizio e qualsiasi carico.

La palestra può rappresentare uno strumento importante anche nella fase avanzata della riabilitazione.

Il ritorno deve essere graduale e basato sulla capacità della spalla di tollerare progressivamente il carico.

Alcuni esercizi e carichi elevati possono però non essere appropriati per tutte le persone con una protesi inversa.

L’obiettivo non è inseguire necessariamente i carichi utilizzati prima dell’intervento, ma trovare il massimo livello di allenamento compatibile con le caratteristiche della spalla.

Posso tornare a fare sport dopo una protesi inversa?

Dipende soprattutto dallo sport.

Per attività con richieste limitate sulla spalla, le prospettive sono generalmente più favorevoli.

Per attività che richiedono invece un utilizzo intenso del braccio, soprattutto sopra la testa, il ritorno può essere molto più difficile.

Per questo non è corretto parlare genericamente di “ritorno allo sport”.

Bisogna considerare:

  • tipo di sport;
  • livello di pratica;
  • frequenza;
  • ruolo del braccio operato;
  • braccio dominante o non dominante;
  • richieste di forza;
  • richieste di velocità;
  • movimenti sopra la testa;
  • rischio di cadute o traumi.

Più lo sport richiede alla spalla, più importante diventa avere aspettative realistiche.

Quali sport sono più facilmente compatibili con una protesi inversa?

Le prospettive sono generalmente più favorevoli per le attività che pongono basse richieste di carico e di velocità sulla spalla.

Tra queste possono rientrare, in base alle caratteristiche individuali:

  • camminata;
  • trekking ed escursionismo;
  • bicicletta;
  • attività aerobiche a basso impatto;
  • alcune attività ricreative che non richiedono un uso intenso del braccio.

Questo non significa che ogni paziente possa automaticamente praticare queste attività senza limitazioni.

Significa che, in generale, le richieste sulla spalla sono più contenute rispetto a quelle di uno sport overhead o di contatto.

Per molte persone, quindi, l’obiettivo di tornare a una vita fisicamente attiva è assolutamente realistico.

Posso tornare a fare sport sopra la testa?

Qui è importante essere molto chiari.

Gli sport overhead, cioè quelli che richiedono movimenti ripetuti del braccio sopra la testa, possono essere particolarmente difficili dopo una protesi inversa.

In molti casi non è possibile recuperare una funzione sufficiente per tornare al livello sportivo precedente, soprattutto quando lo sport richiede elevata velocità, forza e ripetitività.

Questo riguarda, ad esempio, alcune attività come:

  • tennis;
  • padel;
  • pallavolo;
  • alcuni gesti del nuoto;
  • sport di lancio.

Questo non significa che sia necessariamente vietato provarci.

Se il paziente lo desidera, dopo aver raggiunto un adeguato livello di recupero è possibile valutare progressivamente cosa la spalla è in grado di tollerare, adattando eventualmente il gesto sportivo e le aspettative.

L’obiettivo realistico può quindi non essere necessariamente tornare a giocare come prima, ma capire quale livello di partecipazione allo sport sia effettivamente raggiungibile.

Posso tornare a giocare a tennis o padel?

È possibile che alcuni pazienti riescano a tornare a praticare sport di racchetta, ma è un obiettivo che richiede aspettative prudenti, soprattutto se la spalla operata è quella dominante.

Tennis e padel richiedono infatti:

  • movimenti sopra la testa;
  • elevata velocità del braccio;
  • capacità di produrre forza;
  • ripetizione del gesto;
  • capacità di reagire rapidamente;
  • tolleranza a carichi dinamici.

Per questo, dopo una protesi inversa, recuperare una funzione sufficiente per giocare allo stesso livello di prima può essere molto difficile, soprattutto nel braccio dominante.

Non significa necessariamente rinunciare a priori.

Significa che il ritorno deve essere valutato dopo aver verificato cosa la spalla è realmente in grado di fare.

In alcuni casi potrebbe essere possibile modificare il livello, la frequenza o le modalità di gioco.

Posso sollevare pesi dopo una protesi inversa?

Questa è una delle domande più frequenti.

La risposta non è semplicemente sì o no.

Il carico che una persona può gestire dipende dalle caratteristiche della protesi, dall’intervento effettuato, dal recupero della spalla e dal tipo di esercizio.

Nella vita quotidiana è normalmente possibile tornare a utilizzare il braccio per numerose attività.

Per i carichi elevati e per l’allenamento con i pesi, invece, è necessario procedere con gradualità e confrontarsi con il chirurgo e il fisioterapista.

L’obiettivo della riabilitazione è costruire una capacità di carico adeguata, senza esporre inutilmente la protesi a sollecitazioni eccessive.

La protesi può “rompersi” facendo sport?

Una protesi inversa è progettata per consentire il recupero della funzione della spalla, ma rimane comunque un impianto protesico.

Il rischio di complicanze non è zero.

Tra le possibili complicanze esistono, ad esempio, instabilità, fratture, infezioni, usura o problemi delle componenti protesiche.

Questo non significa che il paziente debba vivere nella paura di utilizzare la spalla.

Al contrario, una riabilitazione ben programmata ha proprio l’obiettivo di costruire una capacità di movimento e di carico adeguata e sicura.

Come valutiamo il ritorno allo sport a Re-Move?

A Re-Move il ritorno allo sport non viene deciso semplicemente in base al numero di mesi trascorsi dall’intervento.

Il tempo è importante, ma non è sufficiente.

Quando appropriato, valutiamo progressivamente:

  • mobilità articolare;
  • forza;
  • controllo del movimento;
  • capacità di sostenere carichi;
  • resistenza;
  • tolleranza agli esercizi specifici;
  • richieste dello sport praticato.

L’obiettivo è arrivare a una domanda molto più concreta:

“La tua spalla è pronta per fare quello che vuoi tornare a fare?”

E, in alcuni casi, la risposta potrebbe essere “non completamente”.

Anche questo fa parte di una riabilitazione di qualità: conoscere i propri limiti, trovare le attività compatibili con la propria spalla e cercare di raggiungere il massimo livello funzionale possibile.

Non inseguiamo semplicemente un protocollo: costruiamo progressivamente la capacità del paziente.

FAQ: le domande più comuni sulla protesi inversa di spalla

Dopo una protesi inversa posso tornare a fare sport?

Sì, ma dipende molto dallo sport.

Le prospettive sono generalmente più favorevoli per attività a basso impatto sulla spalla, mentre gli sport overhead, di contatto o caratterizzati da elevati carichi possono essere molto più difficili da riprendere.

Dopo una protesi inversa posso tornare in palestra?

In molti casi sì.

La palestra può essere parte integrante del percorso di recupero, ma non significa necessariamente poter riprendere tutti gli esercizi e tutti i carichi utilizzati prima dell’intervento.

Posso sollevare pesi dopo una protesi inversa?

È possibile tornare a utilizzare pesi in molti casi, ma il carico deve essere individualizzato.

I carichi elevati richiedono particolare attenzione e devono essere concordati con il team che segue il paziente.

Quanto dura la riabilitazione dopo una protesi inversa?

Il recupero richiede generalmente diversi mesi e può continuare progressivamente anche oltre le prime fasi.

La tempistica varia in base alle caratteristiche del paziente e dell’intervento.

Quando posso iniziare la fisioterapia?

Il momento viene stabilito dal chirurgo.

La fisioterapia viene generalmente iniziata nelle prime settimane, seguendo le indicazioni relative a movimento, protezione e carico.

La protesi inversa permette di recuperare completamente il movimento?

Non necessariamente.

L’obiettivo è ottenere il miglior recupero funzionale possibile, ma il risultato dipende da numerosi fattori, tra cui la mobilità preoperatoria, le condizioni muscolari, l’età e la patologia che ha portato all’intervento.

Posso nuotare dopo una protesi inversa?

Il ritorno al nuoto può essere possibile in alcuni pazienti, ma non è garantito e può essere particolarmente difficile recuperare una buona funzionalità nei gesti sopra la testa.

Il momento e le modalità devono essere valutati con il chirurgo e con il fisioterapista.

Posso giocare a tennis o padel dopo una protesi inversa?

È possibile che alcuni pazienti riescano a tornare a praticare sport di racchetta, ma soprattutto se la spalla operata è quella dominante è necessario avere aspettative prudenti.

Il ritorno allo stesso livello precedente può essere difficile e deve essere valutato in base alla funzione realmente recuperata.

Posso fare sport sopra la testa dopo una protesi inversa?

Gli sport overhead sono tra quelli più difficili da riprendere dopo una protesi inversa.

Non sono necessariamente vietati in assoluto, ma nella maggioranza dei casi non è realistico dare per scontato il recupero di una funzione sufficiente per tornare allo stesso livello precedente.

Posso fare sport di contatto dopo una protesi inversa?

Gli sport di contatto o con elevato rischio di caduta richiedono particolare cautela.

La decisione deve essere individualizzata considerando il rischio di trauma e le caratteristiche della protesi.

La protesi inversa può durare molti anni?

Le moderne protesi di spalla sono progettate per avere una buona durata nel tempo, ma nessuna protesi è permanente in senso assoluto.

La durata dipende da numerosi fattori e il rischio di revisione aumenta nel corso degli anni.

Protesi inversa e sport: il recupero deve partire dagli obiettivi reali

Una protesi inversa può rappresentare un’importante opportunità per recuperare autonomia, movimento e qualità di vita.

Per una persona attiva, però, l’obiettivo può essere qualcosa in più:

tornare a fare ciò che ama.

E questo obiettivo merita di essere affrontato con entusiasmo, ma anche con realismo.

Per alcune attività a basso impatto sulla spalla, il ritorno a una vita fisicamente attiva può essere un obiettivo molto concreto.

Per gli sport overhead, di racchetta o caratterizzati da elevate richieste di forza e velocità, invece, il percorso può essere più complesso e il livello raggiungibile può essere inferiore rispetto a quello precedente all’intervento.

Questo non significa rinunciare in partenza.

Significa valutare ciò che la spalla è realmente in grado di fare e provare, quando appropriato, a costruire progressivamente il massimo livello funzionale possibile.

A Re-Move crediamo che la riabilitazione debba accompagnare il paziente dall’intervento alla vita reale, senza promesse irrealistiche e senza imporre limiti che non siano realmente necessari.

Il nostro obiettivo non è dirti in anticipo cosa potrai o non potrai fare. È aiutarti a scoprire quanto possiamo far recuperare alla tua spalla.

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