Frattura dell’omero prossimale: riabilitazione dopo intervento chirurgico

Una frattura del terzo prossimale dell’omero può, in alcuni casi, richiedere un intervento chirurgico per ripristinare la posizione dei frammenti ossei e stabilizzare la frattura.

Una delle tecniche più utilizzate è la riduzione e fissazione interna, conosciuta anche come ORIF (Open Reduction and Internal Fixation).

Dopo l’intervento è normale chiedersi:

“Quando potrò tornare a muovere la spalla?”

“Quanto ci vorrà per recuperare?”

“Potrò tornare a fare palestra o sport?”

La risposta non è uguale per tutti.

La riabilitazione dopo un intervento per frattura dell’omero prossimale deve rispettare la guarigione biologica della frattura e, contemporaneamente, evitare che un periodo troppo lungo di immobilizzazione porti a una perdita eccessiva di movimento e forza.

L’obiettivo non è semplicemente far guarire l’osso, ma accompagnare progressivamente la persona verso il recupero della mobilità, della forza e della funzione della spalla.

Che cos’è l’intervento ORIF?

ORIF significa Open Reduction and Internal Fixation, cioè riduzione a cielo aperto e fissazione interna.

Durante l’intervento il chirurgo riposiziona i frammenti della frattura nella posizione ritenuta più appropriata e li stabilizza attraverso sistemi di osteosintesi, generalmente costituiti da placche e viti.

L’obiettivo è ottenere una stabilizzazione sufficientemente solida da permettere alla frattura di consolidare mantenendo una buona relazione anatomica tra i diversi frammenti.

La tecnica chirurgica può però variare in relazione al tipo di frattura.

Una frattura dell’omero prossimale non è una diagnosi sufficiente per sapere esattamente come sarà la riabilitazione.

Per costruire un percorso adeguato è importante conoscere:

  • tipo di frattura;
  • numero e posizione dei frammenti;
  • eventuale coinvolgimento articolare;
  • tecnica chirurgica utilizzata;
  • stabilità dell’osteosintesi;
  • eventuali lesioni associate;
  • indicazioni specifiche del chirurgo.

Quali interventi chirurgici possono essere utilizzati per una frattura dell’omero prossimale?

Non esiste un unico intervento chirurgico per tutte le fratture dell’omero prossimale.

La scelta della tecnica dipende dalle caratteristiche della frattura, dall’età e dalle condizioni generali del paziente, dalla qualità dell’osso, dalle condizioni della cuffia dei rotatori e dalla possibilità di ottenere una ricostruzione stabile e funzionale.

Tra le principali possibilità troviamo:

  • ORIF (Open Reduction and Internal Fixation), cioè la riduzione della frattura e la sua stabilizzazione mediante placche e viti;
  • fissazione esterna, utilizzata in situazioni selezionate per stabilizzare la frattura attraverso un sistema di fissazione posizionato dall’esterno;
  • emiartroplastica o protesi parziale di spalla, nella quale viene sostituita la componente omerale. È una soluzione utilizzata in casi selezionati, soprattutto quando la ricostruzione della testa dell’omero non è considerata adeguata;
  • protesi anatomica di spalla, che sostituisce la componente omerale e quella glenoidea cercando di riprodurre la normale anatomia dell’articolazione;
  • protesi inversa di spalla, che modifica la biomeccanica dell’articolazione e può essere presa in considerazione in alcune fratture particolarmente complesse, soprattutto quando la ricostruzione della testa dell’omero non garantisce un risultato funzionale soddisfacente o quando è presente una lesione massiva e non riparabile della cuffia dei rotatori.

La scelta dell’intervento è quindi una decisione specialistica e dipende dalle caratteristiche specifiche della frattura e del paziente.

Anche il percorso riabilitativo cambia in base alla tecnica utilizzata.

Per questo è importante che il fisioterapista conosca non soltanto la diagnosi di “frattura dell’omero prossimale”, ma anche che tipo di intervento è stato eseguito e quali sono le indicazioni specifiche del chirurgo.

La fisioterapia è importante dopo un intervento chirurgico?

Sì.

Dopo l’intervento la spalla può essere dolorosa, rigida e debole.

Inoltre, il periodo di immobilizzazione necessario per proteggere la frattura può contribuire alla perdita di movimento e alla riduzione della capacità muscolare.

La fisioterapia ha quindi il compito di accompagnare progressivamente il recupero, senza anticipare i tempi biologici della guarigione.

Nelle prime fasi l’obiettivo può essere soprattutto:

  • controllare il dolore;
  • gestire il tutore;
  • mantenere la mobilità delle articolazioni non coinvolte;
  • recuperare progressivamente il movimento consentito;
  • ridurre gli effetti dell’immobilizzazione.

Successivamente il trattamento diventa sempre più attivo.

Il percorso passa gradualmente dalla protezione alla funzione.

Quando posso iniziare la fisioterapia dopo l’intervento?

Il momento di inizio deve essere stabilito dal chirurgo sulla base del tipo di frattura, della stabilità della sintesi e dell’evoluzione post-operatoria.

Come riferimento generale, la fisioterapia può iniziare nelle prime settimane dopo l’intervento, spesso indicativamente tra 15 e 30 giorni, ma questa tempistica non deve essere considerata una regola rigida.

In alcuni casi il chirurgo può autorizzare precocemente determinati movimenti, mentre in altri può essere necessario proteggere maggiormente la spalla.

Per questo è fondamentale avere indicazioni chiare sul tipo di movimento consentito.

Prima di iniziare o modificare il programma riabilitativo, le indicazioni del chirurgo vengono sempre prima del protocollo generale.

Quanto tempo devo tenere il tutore?

Il tutore viene utilizzato nelle prime fasi per proteggere la spalla e permettere ai tessuti e alla frattura di iniziare il processo di guarigione.

La durata dipende dal tipo di frattura, dalla stabilità della sintesi e dalle indicazioni del chirurgo.

Come riferimento generale, può essere mantenuto per alcune settimane, spesso intorno alle 3–4 settimane, ma non esiste una durata universale.

Una volta che la protezione non è più necessaria, il tutore viene progressivamente abbandonato.

Questo passaggio è importante perché un’immobilizzazione eccessivamente prolungata può favorire rigidità, debolezza e difficoltà nel recupero della funzione.

Quando posso iniziare a muovere la spalla?

Dipende dalle indicazioni ricevute dopo l’intervento.

Il movimento può essere introdotto progressivamente attraverso esercizi passivi, assistiti o attivi, in funzione della fase di guarigione e della stabilità della frattura.

Il principio fondamentale è:

muovere quando è sicuro farlo, senza forzare quando la spalla deve ancora essere protetta.

Nelle prime fasi non è quindi necessario inseguire immediatamente il recupero completo della mobilità.

L’obiettivo è creare una progressione sostenibile:

protezione → mobilità → movimento attivo → controllo → forza → capacità di carico → funzione.

È normale avere la spalla molto rigida dopo l’intervento?

Sì.

La rigidità è molto frequente dopo una frattura dell’omero prossimale e dopo un intervento chirurgico.

Dolore, gonfiore, immobilizzazione e riduzione dell’utilizzo del braccio contribuiscono a limitare il movimento.

Una certa rigidità nelle prime fasi può quindi essere normale e in parte protettiva.

Questo non significa però che debba essere ignorata.

Quando la frattura e l’intervento lo consentono, recuperare progressivamente il movimento è importante per evitare che la limitazione diventi persistente.

L’obiettivo non è forzare la spalla, ma darle progressivamente ciò di cui ha bisogno per recuperare.

Quanto tempo ci vuole per recuperare?

È una delle domande più frequenti e anche una delle più difficili a cui dare una risposta precisa.

In generale, il recupero funzionale dopo una frattura dell’omero prossimale operata può richiedere diversi mesi, spesso nell’ordine di 3–6 mesi, ma la tempistica può essere molto diversa tra un paziente e l’altro.

Nei casi più complessi, ad esempio quando sono presenti rigidità articolari importanti, una significativa perdita di forza o altre difficoltà nel recupero della funzione, il percorso riabilitativo può continuare anche fino a 12 mesi dopo l’intervento.

La consolidazione dell’osso rappresenta soltanto una parte del percorso.

Anche dopo che la frattura è consolidata possono essere necessari ulteriori mesi per migliorare:

  • mobilità;
  • forza;
  • coordinazione;
  • resistenza;
  • capacità di carico;
  • fiducia nell’utilizzo del braccio.

Non bisogna quindi considerare la radiografia come il punto di arrivo della riabilitazione.

Quando posso iniziare a rinforzare la spalla?

Il rinforzo viene introdotto progressivamente quando la guarigione della frattura e la stabilità della sintesi lo permettono.

Inizialmente può trattarsi di esercizi semplici finalizzati a recuperare l’attivazione muscolare e il controllo del movimento.

Successivamente il carico può essere aumentato attraverso esercizi contro resistenza.

La progressione deve essere individualizzata.

Non esiste un esercizio “magico” per recuperare la forza dopo una frattura dell’omero prossimale.

Esiste invece una progressione del carico, costruita in base alla capacità della spalla di tollerare lo stimolo.

Posso avere ancora dolore anche se la frattura sta guarendo?

Sì.

Il dolore può persistere durante il percorso riabilitativo anche quando la guarigione procede normalmente.

Dopo un intervento chirurgico sono presenti una fase infiammatoria, cicatrici, rigidità e perdita di forza che possono contribuire ai sintomi.

Il dolore deve però essere interpretato nel contesto del recupero.

Un dolore che progressivamente diminuisce e permette di aumentare le attività è diverso da un dolore che aumenta improvvisamente, compare dopo un nuovo trauma o si associa a un peggioramento della funzione.

In questi casi è opportuno confrontarsi con il chirurgo o con il professionista che segue la riabilitazione.

La placca deve essere rimossa?

Non necessariamente.

La presenza di una placca e delle viti non significa automaticamente che debbano essere rimosse.

La rimozione può essere presa in considerazione in situazioni specifiche, ad esempio quando il materiale determina problemi clinici, ma la decisione deve essere valutata dal chirurgo.

Se la placca non dà problemi, generalmente non è necessario rimuoverla semplicemente perché è presente.

Posso tornare a fare palestra dopo una frattura dell’omero prossimale operata?

Nella maggior parte dei casi l’obiettivo è tornare progressivamente alle attività desiderate, compresa la palestra.

Il momento in cui sarà possibile farlo dipende però dalla guarigione della frattura, dalla stabilità dell’osteosintesi e dal recupero della funzione della spalla.

Il ritorno alla palestra non dovrebbe avvenire passando direttamente da:

“non posso utilizzare il braccio” → “torno ad allenarmi normalmente”.

È necessario costruire una progressione del carico.

Prima si recupera la capacità di muovere il braccio, poi di produrre forza e successivamente di tollerare i carichi specifici dell’allenamento.

Nel caso in cui la frattura sia stata trattata con una protesi inversa di spalla, il percorso riabilitativo segue principi differenti rispetto a una semplice osteosintesi con placca e viti.

Anche in questo caso l’obiettivo è recuperare progressivamente movimento, forza e funzione, rispettando però le caratteristiche specifiche della protesi.

Per approfondire la riabilitazione dopo protesi inversa di spalla, puoi leggere la nostra guida dedicata.

Posso tornare a fare sport?

Sì, quando le condizioni della spalla lo permettono.

Il ritorno allo sport dipende soprattutto dalle richieste dell’attività praticata.

Tornare a camminare, andare in bicicletta o svolgere attività quotidiane richiede una capacità completamente diversa rispetto a praticare:

  • tennis;
  • padel;
  • nuoto;
  • arrampicata;
  • palestra;
  • sport di contatto;
  • sport con movimenti ripetuti sopra la testa.

Per questo il return to sport deve essere considerato come una fase specifica della riabilitazione.

Non basta avere una buona mobilità.

È necessario recuperare una capacità di forza e di carico adeguata alle richieste dello sport.

Come valutiamo il recupero a Re-Move?

A Re-Move non consideriamo la riabilitazione semplicemente come un percorso per “far muovere di nuovo la spalla”.

L’obiettivo è accompagnare il paziente attraverso tutte le fasi del recupero:

protezione → mobilità → controllo → forza → capacità di carico → funzione → ritorno alle attività e allo sport.

Quando appropriato, utilizziamo misurazioni oggettive della mobilità e della forza per monitorare i progressi.

Questo permette di non basarsi esclusivamente sulla sensazione del paziente o sull’aspetto della radiografia.

La domanda non è soltanto:

“La frattura è guarita?”

Ma anche:

“Quanta forza ha recuperato la spalla?”

“Quanto movimento è disponibile?”

“Quali carichi riesce a tollerare?”

“È pronta per quello che voglio tornare a fare?”

È questo il passaggio da una semplice guarigione della frattura a un vero recupero funzionale.

FAQ: le domande più comuni sulla riabilitazione dopo intervento per frattura dell’omero prossimale

Quando posso iniziare la fisioterapia dopo l’intervento?

Il momento viene stabilito dal chirurgo in base al tipo di frattura, alla stabilità della sintesi e all’evoluzione post-operatoria.

Come riferimento generale, la fisioterapia può iniziare nelle prime settimane, spesso indicativamente tra 15 e 30 giorni, ma le indicazioni del chirurgo sono sempre prioritarie.

Quanto tempo devo tenere il tutore dopo l’intervento?

Dipende dal tipo di frattura e dalla stabilità della sintesi.

In generale può essere utilizzato per alcune settimane, spesso circa 3–4 settimane, prima di essere progressivamente abbandonato secondo le indicazioni del chirurgo.

È normale avere la spalla rigida dopo l’intervento?

Sì.

Rigidità e perdita di movimento sono molto comuni dopo una frattura dell’omero prossimale operata.

Nelle prime fasi una certa rigidità può anche avere una funzione protettiva. Il movimento viene recuperato progressivamente quando la frattura lo consente.

Quanto dura la riabilitazione dopo una frattura dell’omero prossimale operata?

Il recupero può richiedere diversi mesi.

Come riferimento generale, possono essere necessari circa 3–6 mesi, ma nei casi più complessi il percorso può proseguire anche fino a 12 mesi, soprattutto quando sono presenti rigidità importanti o una significativa difficoltà nel recupero della funzione.

Quando posso iniziare a fare esercizi di forza?

Il rinforzo viene introdotto progressivamente quando la guarigione della frattura e la stabilità della sintesi lo permettono.

Il carico viene poi aumentato gradualmente in base alla risposta della spalla.

Se la radiografia mostra che la frattura è guarita, posso tornare subito a fare tutto?

Non necessariamente.

La consolidazione della frattura è fondamentale, ma non coincide automaticamente con il recupero completo della funzione.

Dopo la guarigione possono essere ancora presenti rigidità, debolezza o una ridotta capacità di tollerare carichi elevati.

La placca deve essere rimossa?

Non necessariamente.

La presenza di una placca non significa automaticamente che debba essere rimossa.

La rimozione viene valutata dal chirurgo in presenza di specifiche indicazioni cliniche.

Posso tornare in palestra dopo una frattura dell’omero prossimale operata?

Nella maggior parte dei casi l’obiettivo è tornare progressivamente anche alla palestra.

Il ritorno deve però essere graduale e basato sulla capacità della spalla di tollerare i carichi dell’allenamento.

Posso tornare a fare sport?

Sì, quando la guarigione della frattura e il recupero funzionale lo consentono.

Gli sport con elevate richieste sulla spalla possono richiedere una fase specifica di preparazione al ritorno allo sport.

Se ho ancora dolore significa che qualcosa non va?

Non necessariamente.

Un certo dolore può persistere durante il normale recupero.

È però importante prestare attenzione a un dolore che aumenta improvvisamente, compare dopo un nuovo trauma o si associa a un peggioramento della funzione.

Hai subito un intervento per una frattura dell’omero prossimale?

L’intervento chirurgico rappresenta un passaggio importante, ma la guarigione della frattura è solo una parte del percorso.

Dopo l’intervento è necessario recuperare progressivamente movimento, forza, controllo e capacità di carico, fino a tornare alle attività che sono importanti per te.

A Re-Move costruiamo il percorso riabilitativo sulla base della fase di guarigione, delle indicazioni del chirurgo e degli obiettivi individuali.

Dalla protezione iniziale al recupero della funzione, fino al ritorno alla vita quotidiana, alla palestra e allo sport.

Se hai subito un intervento per una frattura dell’omero prossimale e vuoi iniziare un percorso riabilitativo personalizzato, puoi prenotare una valutazione fisioterapica presso Re-Move Fisioterapia Ortopedica e Sportiva a Roma, in zona Colli Aniene

Condividi questo articolo

Articoli consigliati